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Onboarding, assessment e hybrid working: strategie per la retention

Onboarding, Assessment E Hybrid Working Strategie Per La Retention

Il focus si sta evolvendo, dalla mera gestione burocratica e dagli adempimenti formali verso un’esperienza di inserimento più personalizzata, ibrida e centrata su cultura aziendale e relazioni. Anche se molte organizzazioni ammettono che gran parte dell’onboarding è ancora dominata da attività amministrative, i trend 2026 indicano una direzione chiara: journey strutturati e human – centric.

 

La nuova visione dell'onboarding

L’ onboarding ibrido è diventato uno dei temi chiave per le aziende che puntano a migliorare engagement, produttività e retention. In un mercato del lavoro sempre più fluido, in cui persone e team operano tra ufficio e remoto, la sfida principale dell’onboarding consiste nell’alimentare il coinvolgimento e trasmettere la cultura aziendale anche a distanza.

Un’esperienza di inserimento strutturata e pensata su più touchpoint è oggi uno dei fattori che più influenzano la permanenza dei nuovi assunti in azienda. Non si tratta solo di trasferire competenze tecniche, ma di integrare la persona nel tessuto sociale dell’organizzazione, allineare valori, dare visibilità sulle aspettative e costruire una roadmap di sviluppo chiara fin dal primo giorno.

In questo scenario, l’onboarding ibrido, che integra momenti in presenza e digitali, sta superando nettamente i format solo fisici o solo da remoto. Secondo i dati riportati da AIHR (Academy To Innovate HR):

il 75% dei dipendenti inseriti in modalità ibrida si dichiara soddisfatto della propria esperienza contro il 73% di chi ha seguito un onboarding solo in presenza e il 71% di chi ha vissuto un onboarding interamente da remoto.

 

Onboarding GNV Group

 

L'efficacia dell'ibrido: i dati sulla produttività

I dati di TalentLMS e BambooHR mostrano che il modello ibrido non impatta solo la percezione soggettiva, ma accelera il time to proficiency. Il 73% dei neoassunti che hanno seguito un percorso ibrido ritiene che questo abbia accelerato la propria operatività, superando nettamente i risultati dei percorsi esclusivamente fisici (69%) o remoti (61%).

L’effetto positivo si estende oltre le prime settimane: il 74% dei collaboratori inseriti con un onboarding ibrido percepisce questo modello come l’inizio di un vero percorso di apprendimento continuo, contro il 63% (fisico) e il 60% (remoto). Questo significa che un onboarding ben progettato rappresenta l’avvio di una learning experience che sostiene crescita, reskilling e sviluppo del potenziale nel tempo.

 

La sfida dell'hybrid working: connessione e intenzione

Gestire l'accoglienza in un ambiente ibrido richiede un approccio intenzionale alla comunicazione. È fondamentale utilizzare la tecnologia non solo per assegnare attività, ma per facilitare mentorship e scambi informali.

Una cultura inclusiva si costruisce garantendo che chi lavora da remoto abbia la stessa visibilità e accesso alle risorse di chi è in presenza. Definire aspettative chiare sulle modalità di comunicazione e sui tempi di risposta aiuta a ridurre l'ansia da prestazione e favorisce un inserimento più sereno.

 

Il ruolo strategico degli strumenti di assessment

Per personalizzare l'esperienza, l'integrazione di dati oggettivi è fondamentale:

  • personalizzazione del percorso (DISC): l'analisi degli stili comportamentali permette ai manager di adattare la leadership alle esigenze del neoassunto, accelerando la creazione di un clima di fiducia.

 

Continuum comportamentale

  • Intelligenza Emotiva (EQ): valutare l’EQ aiuta a comprendere come la persona gestisce lo stress e le relazioni, competenze essenziali nelle dinamiche di un team ibrido.

Ruota EQ

  • allineamento valoriale: gli assessment sulle forze motivazionali rivelano i driver profondi della persona, assicurando che i task siano in risonanza con le sue passioni.

Driving Forces

 

  • gap analysis: identificare preventivamente le aree di miglioramento consente di strutturare piani di formazione mirati, ottimizzando il budget Ricerca & Sviluppo.

In quest'ottica, l’onboarding diventa una leva di talent management: permette di intercettare i bisogni di sviluppo e creare piani di crescita coerenti con gli obiettivi aziendali.

 

Dal feedback alla retention

La cultura aziendale si nutre di interazioni quotidiane. Integrare nel processo sessioni di feedback strutturato, basate sui dati degli assessment, riduce la soggettività e apre un dialogo trasparente tra leader e collaboratore.

Questo approccio trasforma il manager in un coach. Una persona che si sente ascoltata e valorizzata già nei primi mesi è statisticamente più propensa a rimanere in azienda, aumentando il ROI dell'assunzione. Tuttavia, esiste ancora un gap critico: il 29% dei dipendenti dichiara di non aver avuto modo di fornire feedback durante il proprio inserimento. Colmare questo vuoto è essenziale per la fidelizzazione dei talenti.

 

Un processo integrato

“Le persone non lasciano le aziende, lasciano la mancanza di futuro”.

La retention è il risultato naturale di un onboarding che non si esaurisce mai. Integrare lo sviluppo continuo nella routine lavorativa significa offrire prospettive di carriera chiare e opportunità di upskilling costante.

L'utilizzo di strumenti di assessment periodici permette di monitorare l'evoluzione delle competenze, adattando il ruolo alle nuove capacità dell'individuo. Questo legame dinamico riduce drasticamente il turnover e preserva il know-how. Le aziende che sanno accogliere, comprendere e far crescere le proprie persone fin dal primo giorno sono quelle che vinceranno la sfida del talento nel mercato attuale.

 

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Autrice: Maria Camarda, Digital Marketing Specialist

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