Produttività e riposo

Lavoro e produttività: quando il riposo è alla base di tutto

Quanto è importante sentirsi riposati prima di iniziare una giornata lavorativa?
E quanti di noi possono dire con certezza di essere pronti e reattivi nel momento in cui si varcano le soglie dei nostri uffici?

Diamo un dato, gusto per iniziare. In Italia, un’indagine commissionata a una società indipendente da Regus (multinazionale che si occupa di offrire spazi di lavoro flessibili), mostra che il 26% dei lavoratori sacrifica varie ore di riposo per rispettare impegni lavorativi e personali, e addirittura un lavoratore su dieci sente di dover compensare con ore di lavoro aggiuntive il tempo impiegato per svolgere attività personali urgenti sul posto di lavoro.
Tale atteggiamento, seppur non cercato ma forzato da condizioni esterne, può avere ripercussioni anche sulla salute fisica, oltre che emotiva. «La mancanza di riposo è chiaramente negativa per la salute e il benessere del lavoratore, e orari di lavoro prolungati possono comportare disturbi cardiaci» afferma Mauro Mordini, Direttore Generale di Regus in Italia. «Gli intervistati hanno evidenziato che, per esempio, tempi di spostamento più brevi e una maggiore flessibilità della sede lavorativa consentirebbero loro di trascorrere più tempo con la famiglia e porre fine a notti insonni passate a recuperare arretrati sul lavoro o su attività».

Si tratta di una questione ormai sempre più nota alle aziende in tutto il mondo, che stanno sviluppando programmi specifici per approfondire cause e soluzioni possibili, perché al giorno d’oggi si vuole e si deve essere produttivi ma anche attenti e scrupolosi.
Partendo dalle basi, è necessario migliorare prima di tutto l’educazione dei propri collaboratori sull’argomento, perché l’equilibrio tra il tempo che si dedica alla vita lavorativa e a quella privata è qualcosa che influisce significativamente sulla nostra persona. Spesso ci sforziamo di fare molto di più di quanto potremmo permetterci, e questo “strafare”, mettendo da parte il proprio benessere, non si traduce in una produttività superiore, ma al contrario si rivela di efficacia inferiore rispetto ad altre situazioni in cui si lavora meno ma meglio.
Saremo tutti d’accordo che, se proviamo a pensare alla nostra tipica giornata, spesso ci svegliamo già stanchi, controlliamo i messaggi e le email sullo smartphone ancor prima di alzarci dal letto, facciamo una colazione rapida (o la saltiamo direttamente) dimenticando che dovrebbe essere il pasto più importante della giornata, arriviamo in ufficio quasi sempre di corsa per iniziare subito con ordini del giorno, riunioni, email, urgenze e per poi finire con l’uscire dall’ufficio sempre più tardi rispetto all’orario normale.
E la cosa più incredibile è che rischiamo di non accorgerci di quanto questi ritmi siano deleteri per il nostro sistema nervoso, perché più elevata è la pressione e più alta è la tendenza a spingere ancora di più, rendendo quotidianità quello che dovrebbe essere un’eccezione.
Non sono certo situazioni fuori dal comune: chi lavora con continue scadenze o su progetti sempre nuovi, ha la tendenza a spremersi il più possibile per riuscire a tenere testa ad eventuali eventuali urgenze last minute. Ma dobbiamo anche comprendere che le nostre risorse non sono infinite, le nostre energie hanno un limite, e può esserci bisogno di tempi di inattività per ricaricare le batterie.

Una ricercatrice del sonno presso l’Università della California, Sara C. Mednick, ha condotto uno studio che ha evidenziato una questione molto interessante: i risultati dopo sonnellini di 60 – 90 minuti erano migliori rispetto a quelli dopo un sonno di otto ore. Questo significa che gli esseri umani non sono progettati per consumare energia in modo continuo, bensì avrebbero bisogno di equilibrare spesa e recupero delle energie personali. Ad esempio, un ottimo metodo per massimizzare le performance potrebbe essere lavorare ad intervalli di 90 minuti circa.
E ancora, il professor K. Anders Ericsson e i suoi colleghi della Florida State University hanno sostenuto che, se una azienda desidera davvero ottimizzare la sua produttività e i guadagni annessi, i collaboratori devono essere tutelati, evitando l’esaurimento e organizzando la quantità di ore dedicate al lavoro in modo da poterla recuperare attraverso riposo su base giornaliera o settimanale.

Ricordiamo sempre che, se sappiamo ascoltarlo, è prima di tutto il nostro stesso corpo che ci dice quando abbiamo bisogno di una pausa. Iniziamo a rispettarlo, i risultati saranno sorprendenti!

Chiara Stefanelli

Laureata in Scienze della Comunicazione con un Master in Comunicazione per le Relazioni Internazionali. Dal 2014 lavora in GNV Group e si occupa di Comunicazione e Marketing.
Chiara Stefanelli

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